Pier Paolo Pasolini e il calcio
A cura di Piero Colussi
La passione di Pasolini per il calcio ebbe inizio nella sua città natale Bologna, dove la sua famiglia si era trasferita da Cremona nel 1937. Pasolini frequentava il Liceo classico Luigi Galvani e dopo la scuola il circolo ricreativo “La casa del soldato”, ma era il calcio ad appassionarlo veramente come ricorderà qualche anno più tardi:
<< I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo mi avrebbero chiamato “Stukas” ricordo dolce-bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso>>
Allora il Bologna Football Club era uno squadrone capace di vincere ben quattro scudetti in cinque anni e Pasolini ne divenne un tifoso viscerale. Dopo gli esami, come d’abitudine, trascorreva le vacanze estive a Casarsa, nella casa della famiglia della madre Susanna Colussi.
Nell’estate del 1941 indossò la maglia bianconera del Casarsa Football Club partecipando al campionato della Gioventù Italiana del Littorio giocando titolare all’ala sinistra.
Una volta trasferitosi a Roma nel 1950, frequentò con assiduità i campetti di calcio delle borgate, dove ebbe modo di conoscere i ragazzi che in seguito sarebbero diventati i protagonisti dei suoi romanzi Ragazzi di vita e Una vita violenta. A metà degli anni Sessanta fu fra gli animatori della squadra chiamata Attori Artisti e Cantanti; assieme a Gianni Morandi, Little Tony, Ninetto Davoli, Franco Citti, Enrico Montesano e tanti altri darà vita a innumerevoli partite a scopo benefico.
Anni dopo indossò la fascia di capitano con la Nazionale dello Spettacolo che aveva contribuito a far nascere giocando con campioni come Fabio Capello, Edy Reja, Giovanni Galeone, Angelo Sormani, Raf Vallone, solo per citarne alcuni. Nella primavera del 1975, qualche mese prima di venire assassinato, organizzò a Parma la partita di calcio tra la troupe di Salò e quella di Bernardo Bertolucci che stava girando Novecento nella Bassa Padana. Fra i protagonisti della sonante vittoria di Bertolucci, 5 a 2, il giovane calciatore della squadra “primavera” del Parma Carlo Ancelotti.
Pasolini non si limitò alla sola pratica sportiva di giocatore e tifoso di calcio, ma intervenne con scritti, interviste e commenti giornalistici sugli aspetti linguistici, antropologici e sociologici di questo popolare sport. A ulteriore conferma dell’interesse per tale mondo si ricorda la sua celebre affermazione: “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo” o l’articolo che pubblicò nel 1971 sul Giorno intitolato Il calcio <<è>> un linguaggio con i suoi poeti e prosatori. Un paio di anni dopo alla domanda di Enzo Biagi: “Senza cinema, senza scrivere che cosa le sarebbe piaciuto diventare?” Pasolini confessò: «Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros’ per me il football è uno dei grandi piaceri».