Pasolini: Il Vangelo secondo Matteo

A cura di Domenico Notarangelo

Questo racconto nasce da un’eredità fatta di immagini, silenzi e sguardi: quella di mio padre, Domenico Notarangelo, sul set de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini.

Era il 1964 quando mio padre seguì Pasolini durante le riprese di quello che sarebbe diventato uno dei film più intensi e radicali della storia del cinema. Non era lì come fotografo. Pasolini lo aveva voluto per interpretare il centurione che scorta Gesù sul Golgota e lui, col permesso del regista, portò con sé la macchina fotografica. Nascondendola sotto il suo Pteruges, il gonnellino di cuoio a strisce dei soldati Romani, approfittò delle pause di lavorazione per scattare queste 50 fotografie, ma come testimone discreto, capace di cogliere ciò che spesso sfugge alla macchina da presa: l’attesa, la concentrazione, la stanchezza, l’umanità che vive tra un ciak e l’altro.

Da quell’esperienza nacquero le immagini che raccontano il lavoro sul set ma anche le pause, i momenti sospesi, gli sguardi dei volti non ancora personaggi o appena tornati persone. Corpi immobili sotto il sole ferocemente antico, Pasolini che osserva, pensa, dirige con rigore e silenzio.

In quelle fotografie il sacro non è mai distante dall’umano. I protagonisti del Vangelo diventano uomini e donne reali, colti mentre aspettano, parlano sottovoce, si riposano. Mio padre riuscì a fermare il tempo proprio lì, dove il cinema smette di essere finzione e diventa vita.

Per me, oggi, quelle immagini non sono solo un documento storico e artistico ma un dialogo con mio padre, con il suo sguardo attento e rispettoso, e con un’idea di cinema che sapeva essere povera e potentissima, essenziale e profondamente vera.
Attraverso quelle 50 fotografie e le decine di mostre in giro per il mondo che raccontano quei momenti, rivive non solo un film, ma un’esperienza umana irripetibile, fatta di lavoro condiviso, di attese, di silenzi carichi di significato.
È in quelle pause, forse più che nei ciak, che mio padre ha trovato la verità che cercava. E che ancora oggi continua a parlarci.