Pier Paolo Pasolini ed Ezra Pound
A cura di Giuseppe Garrera
L’idea di Vanni Ronsisvalle di un incontro televisivo di Pasolini con Ezra Pound, di un Pasolini che intervista Pound, non preoccupò tanto Pound quanto la compagna, Olga Rudge: secondo lei significava mandare l’amato al macello. Pasolini non era solo marxista, comunista e intransigente, ma era stato tra i pochi poeti che fin dal 1956 avevano opposto un netto rifiuto a firmare un appello che liberasse Pound dall’ospedale psichiatrico criminale federale di “St. Elizabeth” in cui era recluso da 11 anni, quando la condanna a morte per alto tradimento, collaborazionismo e propaganda antiamericana e fascista era stata convertita in perizia e certificazione psichiatrica.
Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Elio Vittorini, Vittorio Sereni, perfino gli amici di Pasolini, Sandro Penna, Alberto Moravia, Attilio Bertolucci, insieme a tanti altri, avevano firmato per la liberazione, o in nome di un principio di umanità o, i più, in considerazione che si trattava di uno tra i più grandi poeti di tutti i tempi: Pier Paolo Pasolini no (e no Elsa Morante), né valsero le suppliche dell’editore italiano di Pound Vanni Scheiwiller o l’esempio degli amici. Per Pasolini il nome di “poeta “ non legittimava alcun privilegio, trattamento speciale, esenzione da obblighi.
Dunque, un incontro risultava, giustamente, per la custode di Pound, un’esecuzione annunciata, una trappola diabolica e un’operazione televisiva inclemente e pubblicitaria considerando poi la forza carismatica e d’opinione di Pasolini, la sua presenza intellettuale difronte ad un vecchio stanco, perso e con tutti i segni insanabili della sconfitta.
Eppure il 26 ottobre 1967 a Venezia (Pasolini avvisato all’ultimo momento si è precipitato da Roma in treno) l’incontro avvenne e fu registrato pur tra mille precauzioni (conoscere prima le domande che avrebbe fatto Pasolini, avere in anticipo tutti i suoi appunti, tradurli in inglese, girare e montare a posteriori le risposte di Pound) con la paura di un oltraggio e di dover sventare un tranello e prevedere tutte le mosse del più pericoloso degli avversari. Tutte le precauzioni si rivelarono stupide.
L’incontro assunse subito la sorprendente forma di una richiesta di un patto fondato sul comune destino associato ai poeti in quanto maestri controversi e, intellettualmente, scomodi, e per questo condannati alla inattualità e allo scandalo. Pasolini attua una cerimonia di amicizia che inizia con la lettura di A Pact dai Lustra di Ezra Pound, di fronte allo stesso poeta che assiste silenzioso a questo gesto di riconoscimento. Per Pasolini, Ezra Pound è stato il primo a presagire la catastrofe della fine della civiltà contadina, annientata dall’inciviltà industriale e dall’umiliazione del denaro. Pound Confucio e Confucio Mao. L’incontro è un naufragio in ogni suo atto. Fu trasmesso dalla RAI, secondo canale, il 7 giugno del 1968.
La mostra presenterà una selezione di rari documenti storici, articoli di giornali e libri che contestualizzano l’evoluzione del rapporto tra Pasolini e Pound e ripercorrono una storia di dubbi, perplessità, considerazioni sul ruolo e la giustificazione della poesia e il disastro delle idee.
Non solo l’incontro tra Pasolini e Pound con l’omaggio di devozione e riconoscimento che Pasolini tributa al poeta (addirittura presentandosi come un figlio che si riconcilia con un padre), dopo anni di rifiuto e ostilità, ma anche un tributo al culto di Pound e dei suoi testi in Italia e gli appelli straordinari alla liberazione : dall’ articolo di Papini sul «Corriere della Sera», di Ungaretti su «Epoca» e di Montale sul «Corriere d’ informazione» passando per il volume speciale preparato dalla rivista «Ana Eccetera» per il ritorno di Pound in Italia, per proseguire fino all’ Ezra Pound tradotto da Giuseppe Ungaretti e all’operato di fedeltà di Vanni Scheiwiller, l’editore italiano di Pound e amico di sempre. Al centro: l’arrivo in Italia di Pound liberato, con le foto inedite che lo ritraggono il 10 luglio 1958 appena sbarcato a Genova, attorniato da fedeli quali Anna e Martino Oberto e Gabriele Stocchi, e gli scatti, anch’essi inediti, di Nadia Stancioff durante una visita del poeta a Todi, con la scelta dell’Italia come soggiorno finale della propria vita e orizzonte per gli addii (a Venezia, nell’isola di San Michele, si farà seppellire).
Tra i documenti eccezionali e inediti in mostra: una lettera di Ezra Pound del 1959 indirizzata a Giorgio Almirante contenente una “presa di posizione” e un “Programma alla ricerca di un partito”.